CSRD e sostenibilità: come l'ERP supporta la rendicontazione ESG nelle PMI manifatturiere

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La CSRD (Corporate Sustainability Reporting Directive) è forse la normativa più sottovalutata del decennio nel manifatturiero italiano. Non perché le aziende non ne abbiano sentito parlare — il tema è ovunque — ma perché molte PMI pensano ancora che ‘non riguardi me’. Questa guida chiarisce chi è davvero obbligato, quando scattano gli obblighi, e soprattutto come un ERP può trasformare la compliance CSRD da onere burocratico a vantaggio competitivo.

 

Cos’è la CSRD e chi è obbligato: la mappa degli obblighi in Italia 

La CSRD (Direttiva UE 2022/2464) ha esteso gli obblighi di rendicontazione non finanziaria a un numero molto maggiore di aziende rispetto alla precedente NFRD. In Italia il recepimento è avvenuto con D.Lgs. 125/2024. Le scadenze per obbligo di prima rendicontazione: grandi imprese (>500 dip. o >€150M fatturato): bilancio 2024, da pubblicare entro 2025 già in corso; aziende medie (>250 dip. o >€50M fatturato): bilancio 2025, da pubblicare entro 2026; PMI quotate (>10 dip.): bilancio 2026, da pubblicare entro 2027. ATTENZIONE: anche le PMI non direttamente obbligate possono essere coinvolte indirettamente se sono fornitori di grandi aziende soggette alla CSRD, che devono rendicontare la sostenibilità della propria supply chain. 

 

Cosa deve rendicontare una PMI manifatturiera nella CSRD 

Gli standard ESRS (European Sustainability Reporting Standards) coprono tre aree: Ambiente (E): emissioni CO2, consumi energetici, consumo d’acqua, rifiuti prodotti, impatto sulla biodiversità; Sociale (S): condizioni di lavoro, salute e sicurezza, diversità e inclusione, relazioni con la comunità; Governance (G): etica aziendale, prevenzione corruzione, gestione rischi ESG. Per una PMI manifatturiera, le aree più rilevanti e misurabili sono tipicamente quelle ambientali: consumo energetico per unità di prodotto, emissioni Scope 1 e 2, percentuale di materiali riciclati, produzione di rifiuti industriali. 

 

Come l’ERP diventa il motore della rendicontazione ESG 

Il problema principale nella rendicontazione ESG non è la volontà di farlo: è la disponibilità dei dati. Un’azienda manifatturiera ha già la maggior parte dei dati ESG sparsi nei propri sistemi — bollette energetiche, DDT fornitori, ordini di produzione, bolle di magazzino. Il problema è che questi dati non sono mai stati raccolti e strutturati per la rendicontazione di sostenibilità. Un ERP integrato è la soluzione naturale: centralizza tutti i dati operativi e può configurare KPI ESG aggiuntivi senza dover costruire un sistema parallelo. 

I moduli ABAS ERP per la sostenibilità: cosa può raccogliere automaticamente 

Con ABAS ERP configurato per la CSRD, è possibile raccogliere automaticamente: consumi energetici per reparto e per ordine di produzione (collegando i contatori al sistema), quantità di materiali acquistati per tipologia con tracciabilità dell’origine, percentuale di scarti e rifiuti per processo produttivo, ore di lavoro per reparto (base per calcoli di intensità), utilizzo di sostanze pericolose (gestione schede sicurezza REACH integrate). DocuWare si integra perfettamente per archiviare in modo strutturato tutti i documenti ESG: certificazioni fornitori, audit di sostenibilità, dichiarazioni di conformità. 

 

Il calcolo del carbon footprint con i dati ERP 

Il carbon footprint (impronta carbonica) Scope 1 e Scope 2 è uno dei KPI ESG più richiesti e più difficili da calcolare senza un sistema integrato. Scope 1 = emissioni dirette (combustione gas naturale nei processi produttivi, flotta aziendale). Scope 2 = emissioni indirette da energia elettrica acquistata. Con ABAS ERP, il consumo di gas per reparto e il consumo di energia elettrica sono già tracciati negli ordini di produzione — moltiplicandoli per i fattori di emissione standard (disponibili dall’ISPRA), si ottiene il carbon footprint per prodotto, per reparto, per periodo. 

 

Roadmap pratica: come prepararsi alla CSRD in 6 mesi 

Mese 1: gap analysis — cosa già si misura e cosa manca. Mese 2: configurazione ERP per la raccolta dati ESG aggiuntivi. Mese 3: primo report pilota interno (non pubblicato) per testare il processo. Mese 4: formazione del team (chi raccoglie i dati, chi li valida, chi firma). Mese 5: integrazione con eventuale software di reporting ESG (se richiesto dai revisori). Mese 6: primo draft del report CSRD pronto per revisione esterna.

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